📝 BREVE RIASSUNTO

  • Nuove ricerche confermano che per regolare la pressione sanguigna non basta regolare il sodio, ma è altrettanto essenziale il rapporto sodio - potassio. Un maggiore apporto di potassio riduce in modo significativo la pressione sanguigna, anche quando il sodio rimane elevato.
  • Il potassio abbassa la pressione sanguigna aiutando l'organismo a eliminare il sodio in eccesso, attivando le risposte renali precoci e riducendo gli ormoni che aumentano la pressione sanguigna.
  • Alcuni studi hanno, inoltre, messo in discussione le linee guida universali sulla restrizione del sale, dimostrando che non c'è alcun beneficio evidente nel ridurne il consumo al di sotto dei 5 grammi al giorno. Per questo, nelle linee guida europee sono stati ritirati i limiti generici sul consumo di sodio.
  • La maggior parte degli americani assume quasi il doppio del sodio rispetto al potassio, nonostante la percentuale raccomandata sia cinque volte più potassio che sodio. Questo a causa degli alimenti trasformati che garantiscono i 70% dell'apporto di sodio.
  • Per una pressione sanguigna ottimale, si consiglia di assumere giornalmente circa 3.500 milligrammi (mg) di sodio da fonti naturali e 3.400-5.000 mg di potassio da alimenti integrali come spinaci, foglie di barbabietola e arance.

🩺Del Dott. Mercola

Negli Stati Uniti, quasi la metà degli adulti (circa 119 milioni di persone) soffre di ipertensione. I protocolli standard di trattamento generalmente partono con la raccomandazione di ridurre il sale alimentare. Il razionale di questa prescrizione sta nel fatto che il sale contiene sodio, che influenza la ritenzione idrica e il tono vascolare, per cui ridurne l'assunzione dovrebbe abbassare la pressione sanguigna.

Un approccio che demonizza il sodio trascurando il potassio, minerale che lavora in sinergia con il primo per regolare la pressione sanguigna. Secondo una recente ricerca dell'Università di Waterloo, in Canada, il vero problema non è solo l'eccesso di sodio, ma soprattutto lo squilibrio tra sodio e potassio, problematica molto più comune ma spesso sottovalutata, con gravi conseguenze.

Risultati che confermano un principio fondamentale che sostengo da tempo: non si cura l'ipertensione dichiarando guerra al sale. È possibile farlo ripristinando l'equilibrio necessario al corpo per regolare i fluidi, rilassare le arterie e mantenere i reni in funzione come dovrebbero.

Che cosa rivelano le ultime ricerche sul potassio e la pressione sanguigna

Secondo studi precedenti un maggiore apporto di potassio abbassa la pressione sanguigna. Lo studio in questione, pubblicato sull'American Journal of Physiology — Renal Physiology nel marzo 2025, si è spinto oltre, simulando variabili reali come le differenze di genere, l'assunzione di minerali e i diversi tipi di ipertensione per vedere come il rapporto sodio-potassio influisce sul controllo della pressione sanguigna. I risultati dimostrano che:

• Il potassio abbassa la pressione sanguigna anche di fronte a un elevato apporto di sodio — In tutti gli scenari simulati, raddoppiando l'assunzione di potassio c'è stata una significativa riduzione della pressione sanguigna sistolica, anche quando l'assunzione di sodio è rimasta elevata.

Negli uomini, c'era una riduzione che variava da 7 a 14 mmHg; nelle donne, da 5 a 10 mmHg. Gli stessi effetti sono stati riscontrati in modo coerente davanti a diverse forme di ipertensione, per cui il potassio contribuisce a regolare la pressione sanguigna indipendentemente dalla causa sottostante.

• Perché nelle donne sono stati riscontrati effetti minori — Nel modello analizzato, le donne hanno manifestato cali di pressione sanguigna leggermente inferiori in quanto i reni trattengono già meno sodio. Dal momento che la quantità di sodio in eccesso da eliminare era minore, l'effetto del potassio non è stato altrettanto forte, ma ha comunque dato un contributo attivando gli stessi sistemi che rilassano i vasi sanguigni e favoriscono l'equilibrio idrico.

• Il potassio influenza il modo in cui i reni elaborano il sodio — La capacità del potassio di abbassare la pressione sanguigna si basa sulla riduzione della quantità di sodio che viene riassorbita dai reni, in particolare nel tubulo prossimale, il primo segmento dei reni dove viene riassorbito circa due terzi del sodio filtrato.

Secondo lo studio, aumentando l'assunzione di potassio, il riassorbimento di sodio nel segmento diminuiva drasticamente, portando a una maggiore escrezione di sodio e a una riduzione della pressione sanguigna. Il processo, chiamato natriuresi, agisce per mantenere l'equilbrio in sinergia con l'aumento dell'escrezione urinaria di potassio (kaliuresi).

• Il potassio influisce anche sul controllo ormonale — Nel momento in cui si riduce il riassorbimento di sodio nel tubulo prossimale, una maggiore quantità prosegue attraverso il rene e raggiunge un sensore chiamato macula densa, che monitora i livelli presenti. L'aumento del flusso di sodio porta il corpo a ridurre la produzione di renina e aldosterone, due ormoni che normalmente aumentano la pressione sanguigna aiutando l'organismo a trattenere sodio e liquidi.

• I sensori di potassio integrati nei reni innescano una correzione precoce — Secondo quanto scoperto dai ricercatori, il potassio attivava un segnale “feedforward” dall’intestino ai reni. Significa che i reni non appena il potassio entra nel sistema digerente, iniziano a regolare i livelli di sodio.

In questo modo contribuiscono a prevenire un eccessivo accumulo di potassio nel sangue, aumentando allo stesso tempo l'eliminazione del sodio. Una segnalazione precoce che dimostra come il corpo sia progettato per reagire rapidamente al potassio per mantenere l'equilibrio e stabilizzare la pressione sanguigna.

• I benefici del potassio dipendevano da una sana risposta renale — Nelle simulazioni successive, disabilitando la capacità renale di reagire al potassio, la pressione sistolica è rimasta elevata e i livelli di potassio sono aumentati pericolosamente. Questo conferma che l'effetto ipotensivo del potassio dipende dall'integrità dei meccanismi di segnalazione renale e delle vie di trasporto dei minerali.

• Concentrarsi su un solo minerale significa perdere di vista il quadro generale — In conclusione secondo gli autori:

"Rispetto alla relazione tra un eccessivo apporto di sodio dovuto alla dieta e l'ipertensione, molto nota al pubblico generalista, gli effetti benefici di un maggiore apporto di potassio alimentare hanno storicamente ricevuto meno attenzione."
È emerso, infatti, che il rapporto sodio-potassio nella dieta è un fattore predittivo più affidabile della pressione sanguigna, del rischio di malattie cardiovascolari e della mortalità per tutte le cause, rispetto all'assunzione singola di sodio e potassio. 

Lo studio conferma quanto ormai riconosciuto anche da soggetti più noti.   Come affermato dall'American Heart Association, "Alimenti ricchi di potassio possono contribuire a controllare la pressione sanguigna attenuando gli effetti del sodio. Più potassio assumi, più sodio elimini dal tuo corpo. 

Perché diminuire la quantità di sale non è più consigliato dalla scienza.

A confermare le crescenti evidenze per cui limitarsi a diminuire la quantità di sale, apporta scarsi benefici, c'è anche una rivalutazione delle linee guida di lunga data sul sodio nell'insufficienza cardiaca che mostrano una mancanza di vantaggi clinici consistenti. In molti casi, le rigide limitazioni al consumo di sale non portano a ottenere risultati migliori, anzi possono anche diminuire la qualità della vita. 

• Le restrizioni sul consumo di sodio sono state ritirate dalle linee guida — Secondo un documento di posizione del 2024 pubblicato sull'European Journal of Heart Failure "i dati recenti mettono in discussione il ruolo positivo per l'insufficienza cardiaca della restrizione di sodio e dei liquidi nella dieta". Una dichiarazione che indica un allontanamento dalle raccomandazioni precedenti, verso un approccio più individualizzato alla gestione dietetica nei pazienti con insufficienza cardiaca.

• Il sostegno iniziale alla restrizione del sale non ha retto a un esame più approfondito — Una revisione sistematica pubblicata su JAMA Internal Medicine mette in discussione vecchi assunti per cui ridurre il sodio porta a una diminuzione dei ricoveri ospedalieri o migliora i sintomi nei pazienti con insufficienza cardiaca.

Dopo un'analisi di nove studi clinici condotti su pazienti con insufficienza cardiaca, la revisione non ha riscontrato prove coerenti che dimostrino come la restrizione del sodio porti a benefici significativi. Anche se alcuni studi hanno riportato lievi miglioramenti in sintomi come affaticamento o mancanza di respiro, si tratta di effetti incoerenti che non portano a miglioramenti cruciali in mortalità o per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri.

• Limitare il sodio al di sotto dei 5 grammi non offre maggiore protezione — Secondo una ricerca pubblicata su Progress in Cardiovascular Diseases, limitare l'assunzione di sale al di sotto dei 5 grammi al giorno, la soglia raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non apporta ulteriori benefici. Secondo gli autori, puntare a mantenere un apporto di sodio molto basso, non diminuisce il rischio che si verifichino eventi avversi legati all'insufficienza cardiaca e per molti pazienti è superfluo. 

• In un ampio studio limiti rigorosi sul consumo di sale non hanno portato a risultati migliori — Un ampio studio internazionale pubblicato su The Lancet ha interessato 806 pazienti con insufficienza cardiaca cronica a cui in modo randomizzato sono stati assegnati o una dieta a basso contenuto di sodio (meno di 1.500 milligrammi (mg) al giorno) o a consigli dietetici standard.

Dopo 12 mesi, tra i due gruppi non sono state riscontrate differenze statisticamente significative in termini di mortalità, ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari o accessi al pronto soccorso. In effetti, nel gruppo che ha seguito una dieta a basso contenuto di sodio è stato registrato un tasso di mortalità per tutte le cause leggermente superiore, pari al 6%, rispetto al 4% del gruppo con dieta normale.

Inoltre, riducendo il consumo di sale in modo troppo drastico si aumenta l'attività di ormoni come renina, aldosterone e cortisolo. Si tratta di ormoni che aumentano la pressione sanguigna, favoriscono la ritenzione idrica e scatenano l'infiammazione. I livelli elevati di cortisolo, in particolare, contribuiscono allo sviluppo di insulino-resistenza, disfunzione immunitaria e degradazione dei tessuti, tutti fattori che peggiorano il rischio cardiovascolare. 

Come sono i tuoi livelli di sodio e potassio?

In genere si raccomanda di consumare una quantità di potassio cinque volte superiore a quella del sodio, eppure al contrario l'americano medio assume fino al doppio di sodio. Il rapporto invertito contribuisce in modo significativo ai moderni problemi di salute cronici, soprattutto perché la maggior parte dell'eccesso di sodio è ottenuta da alimenti altamente processati.

• Gli alimenti trasformati rappresentano la principale fonte di sodio in eccesso — Oltre il 70% del sodio nella dieta moderna proviene da alimenti confezionati e trasformati, non dal sale aggiunto ai pasti.

Si tratta di prodotti a base di cloruro di sodio altamente raffinato, composto per il 97,5% da sale puro e per circa il 39% da sodio in peso, privato di oligoelementi come potassio e magnesio. Se consumi prevalentemente alimenti preconfezionati, confezionati o del ristorante, è probabile che il tuo rapporto sodio-potassio sia tutt'altro che ottimale.

• Lo squilibrio nel rapporto tra pressione sanguigna e pressione arteriosa non causa solo ipertensione. Si tratta di uno squilibrio minerale che aumenta il rischio di sviluppare vasta gamma di problemi di salute, tra cui calcoli renali, osteoporosi, declino nella memoria, cataratta, disfunzione erettile, ulcere gastriche, artrite reumatoide e cancro allo stomaco.

• Prediligi alimenti non raffinati ricchi di potassio — Il modo più efficace per aumentare l'assunzione di potassio è attraverso alimenti integrali, come:

◦Spinaci

◦Broccoli

◦Foglie di barbabietola

◦Arance

◦Acqua di cocco

◦Pomodori

◦Yogurt ricavato da mucche allevate al pascolo

◦Zucca invernale

◦Melone

◦Kefir

◦Carote

◦Bietola da costa

• Sostituisci il sale raffinato con quello naturale — Il sale naturale ha un contenuto di potassio più elevato rispetto a quello raffinato. Il sale bianco iodato da tavola, contiene 151,68 milligrammi per chilogrammo (mg/kg) di potassio, mentre il sale rosa dell'Himalaya 2.085,71 mg/kg.

Di quanto sale e potassio hai effettivamente bisogno?

Riconoscere lo squilibrio è un primo passo, ma bisogna anche sapere come rimediare. La maggior parte delle persone non ha idea di quale sia il proprio apporto giornaliero di sodio o potassio, né tantomeno di quanto ne abbia effettivamente bisogno. Le seguenti linee guida possono aiutarti a individuare gli importi corretti:

• L'ideale assunzione di sodio - La maggior parte delle persone trae beneficio da 3.500 mg al giorno. Una quantità che supera il limite raccomandato dall'AHA di 2.300 mg e va ben oltre il valore "ideale" di 1.500 mg. Se si tratta di sale proveniente da fonti naturali e l'apporto di potassio è elevato, 3.500 mg rappresentano un obiettivo ragionevole e fisiologicamente valido, soprattutto se sudi, fai esercizio fisico o consumi spesso della caffeina.

• Hai bisogno di una quantità di potassio significativamente maggiore rispetto al sodio — L'AHA raccomanda una quantità giornaliera di potassio di 3.400 mg per gli uomini adulti e 2.600 mg per le donne adulte. Se hai bisogno di abbassare la pressione sanguigna, l'ideale è un'assunzione più elevata, compresa tra 3.500 e 5.000 mg al giorno.

• Gli esami del sangue aiutano a valutare il fabbisogno di sodio — Un profilo chimico a digiuno con i livelli di sodio sierico può mostrare se l'assunzione è troppo bassa o troppo alta. Il livello ideale è 139, con un intervallo salutare compreso tra 136 e 142. Se hai valori più bassi, potresti aver bisogno di più sale naturale. Se i livelli sono alti riduci il consumo di sale raffinato.

Domande frequenti (FAQ) sul potassio e la pressione sanguigna

D: Ridurre il consumo di sale aiuta davvero ad abbassare la pressione sanguigna?

D: Non sempre. Anche se il sodio può influenzare la ritenzione idrica, la sola riduzione del sale spesso non porta a miglioramenti significativi della pressione sanguigna a lungo termine, soprattutto se l'apporto di potassio rimane basso. Il rapporto sodio-potassio è più importante.

D: In che modo il potassio contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna?

R: Il potassio abbassa la pressione sanguigna perché riduce il riassorbimento di sodio nei reni, in questo modo aumenta l'escrezione di sodio (natriuresi) e si riduce la ritenzione idrica. Inoltre, migliora la filtrazione renale, sopprime ormoni come l'aldosterone e la renina che aumentano la pressione sanguigna e rilassa i vasi sanguigni.

D: Quanto potassio dovrei assumere quotidianamente per abbassare la pressione sanguigna?

R: Gli uomini dovrebbero puntare ad almeno 3.400 mg e le donne a 2.600 mg. Se stai attivamente facendo i conti con la pressione alta, punta ad un apporto giornaliero di potassio compreso tra 3.500 e 5.000 mg.

D: Quali sono gli alimenti più efficaci per migliorare il rapporto sodio-potassio?

R: Per correggere il rapporto sodio-potassio, dai la priorità ad alimenti ricchi di potassio come spinaci, foglie di barbabietola, broccoli, arance, pomodori, melone, acqua di cocco, yogurt e zucca invernale. Allo stesso tempo, elimina i cibi trasformati. Queste sono le principali fonti di sodio in eccesso e contengono poco o nessun potassio.

D: È importante quale tipo di sale scelgo?

R: Sì. La maggior parte del sale da tavola è composto al 97,5% da cloruro di sodio ed è privo di oligoelementi. Quelli naturali come il sale rosa dell'Himalaya contengono una quantità di potassio significativamente maggiore (oltre 2.000 mg per chilogrammo) e sono privi di additivi chimici. Anche se non è un sostituto degli alimenti ricchi di potassio, il passaggio al sale naturale favorisce un migliore equilibrio minerale e riduce l'eccesso di sodio derivante dai prodotti raffinati.