📝 BREVE RIASSUNTO

  • Il butirrato è un acido grasso a catena corta (SCFA) prodotto dalla fermentazione delle fibre alimentari dovuta a batteri intestinali. Fornisce energia alle cellule del colon e apporta benefici alla salute che vanno oltre la normale nutrizione.
  • Secondo le ricerche scientifiche, il butirrato aiuta a gestire le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI): diminuisce l'infiammazione, allieva i sintomi e rafforza l'integrità della barriera intestinale.
  • Studi di laboratorio dimostrano che contribuisce a inibire la crescita delle cellule tumorali e a indurre la morte cellulare nelle cellule del cancro del colon-retto, e altri studi clinici ne stanno esplorando l'applicazione in combinazione a terapie tradizionali.
  • È provato che migliora la sensibilità all'insulina e il metabolismo del glucosio nei disturbi metabolici, condizionando allo stesso tempo gli ormoni che regolano l'appetito.
  • Secondo le ricerche, protegge dalle malattie neurodegenerative in quanto riduce l'infiammazione cerebrale, favorisce la riparazione e la sopravvivenza dei neuroni.

🩺Del Dott. Mercola

Il butirrato è un acido grasso a catena corta (SCFA) prodotto nell'intestino dalla fermentazione delle fibre alimentari, non digerite autonomamente dall'organismo, a opera dei batteri benefici.

È la principale fonte di energia dei colonociti (cellule che rivestono il colon) e fornisce fino al 70% del fabbisogno energetico. Oltre a rifornire queste cellule, però, il butirrato ha molti altri benefici: riduce l'infiammazione, rafforza la barriera intestinale e supporta l'equilibrio del sistema immunitario. Contiene proprietà che lo rendono una molecola promettente nella gestione di un elevato numero di patologie e per il miglioramento della salute complessiva.

La tua capacità di produrre butirrato dipende da un complesso ecosistema di batteri benefici contenuti all'interno del tuo intestino. Quando l'equilibrio microbico viene alterato dalle tossine ambientali o da una cattiva alimentazione, la capacità dell'intestino di far fermentare le fibre e produrre butirrato si riduce e si vanno a compromettere gli effetti protettivi dovuti a questa molecola.

Come il butirrato contrasta le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI)

Tra le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), sono comprese una serie di patologie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, che causano un'infiammazione cronica del tratto digerente. I sintomi causati dall'infiammazione sono fastidiosi e a volte debilitanti, alcuni di questi sono: dolore addominale, diarrea persistente, perdita di peso, affaticamento e persino malnutrizione.

La causa esatta delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) non è stata ancora del tutto chiarita, ma si ritiene che sia da ricondurre a un insieme di fattori genetici, disfunzioni del sistema immunitario e fattori ambientali scatenanti. I ricercatori hanno analizzato i benefici del butirrato per le malattie infiammatorie croniche intestinali proprio perché viene prodotto direttamente nel colon, sede dell'infiammazione correlata a queste patologie.

Secondo gli studi, gli individui che soffrono di MICI spesso subiscono un "doppio colpo": una riduzione dei microbi produttori di butirrato e una minore capacità di utilizzarlo in modo produttivo.  Si verifica, inoltre, una ridotta espressione dei recettori del butirrato nel colon,  un ostacolo all'assorbimento del butirrato. Inoltre, a causa delle citochine infiammatorie, come il fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα), si riduce l'ossidazione del butirrato nelle cellule epiteliali intestinali, compromettendone ulteriormente l'utilizzo.

La riduzione dei livelli di butirrato, a causa delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), influenza anche l'attività del recettore degli idrocarburi arilici (AHR), una via di segnalazione chiave che promuove la salute intestinale aumentando l'espressione dell'interleuchina-22 (IL-22), che ha un ruolo protettivo nel mantenere l'integrità epiteliale e ridurre l'infiammazione.

I pazienti affetti da IBD mostrano anche un minore attività dell'enzima AHR e questo porta ad assumere che una ridotta disponibilità di butirrato comprometta questa via metabolica. I modelli sperimentali supportano ancora di più questa connessione, dimostrando che nei topi l'attivazione dell'AHR protegge dalla colite, sottolineando l'esistenza di un meccanismo per cui il ripristino dei livelli di butirrato potrebbe migliorare gli esiti delle IBD.

La ricerca clinica ha esplorato diversi metodi per somministrare il butirrato direttamente nel colon, tra cui i clisteri, che lo fanno arrivare direttamente nel retto e nella parte inferiore del colon. Secondo alcuni studi clinici, i clisteri di butirrato  in alcuni pazienti con colite ulcerosa hanno contribuito a ridurre l'infiammazione, migliorare la frequenza delle evacuazioni e favorire la guarigione della mucosa.

Risultati dovuti alla capacità del butirrato di sopprimere le vie di segnalazione proinfiammatorie, come NF-κB, e di promuovere la differenziazione delle cellule T regolatorie, che contribuiscono a modulare le risposte immunitarie. Il butirrato rafforza, inoltre, la barriera intestinale e migliora l'espressione delle proteine delle giunzioni strette, riducendo la permeabilità intestinale e prevenendo la traslocazione di sostanze nocive che aggravano l'infiammazione.

Nonostante i risultati promettenti, l'efficacia del butirrato per le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) varia da persona a persona e sono necessarie ulteriori ricerche per determinare il dosaggio ottimale, le modalità di somministrazione e le tipologie specifiche di MICI più responsive al trattamento.

Il butirrato come potente alleato nella terapia del cancro del colon-retto

Il tumore del colon-retto è una grave malattia che colpisce i due organi Spesso inizia come piccole escrescenze non cancerose, chiamate polipi, sul rivestimento interno del colon o del retto. Con il passare del tempo, i polipi diventano cancerosi.

Ricerche di laboratorio hanno dimostrato la capacità del butirrato di ridurre la crescita delle cellule tumorali e anche di causare l'apoptosi, la morte cellulare programmata, oltre al contributo nell'impedire alle cellule cancerose di moltiplicarsi in maniera incontrollata e diffondersi in altre parti del corpo.

Un effetto dovuto alla capacità del butirrato di influenzare l'espressione genica nelle cellule tumorali disattivando in modo specifico i geni responsabili della promozione della crescita cellulare e attivando i geni che promuovono la morte cellulare. In più, il butirrato agisce come inibitore dell'istone deacetilasi (HDAC), alterando la struttura della cromatina e disattivando gli oncogeni responsabili dello sviluppo del tumore, attivando allo stesso tempo geni oncosoppressori che facilitano l'apoptosi e riparano il danno al DNA.

Le evidenze cliniche supportano il ruolo del butirrato come agente chemiopreventivo. Per esempio, è dimostrato che l'amido di mais ad alto contenuto di amilosio butirrilato (HAMSB) assunto con la dieta produce quantità significative di butirrato nel colon, determinando un aumento dell'apoptosi nelle cellule epiteliali relative e una riduzione dei marcatori di danno al DNA associati alla carcinogenesi colorettale.

In uno studio pubblicato su Contemporary Clinical Trials Communications sono stati approdonditi gli effetti dell'HAMSB (amido di mais ad alto contenuto di amilosio butirrilato) in individui con poliposi adenomatosa familiare, patologia con alto rischio di cancro del colon-retto. I risultati preliminari dimostrano che l'integrazione di butirrato riduce la crescita dei polipi e contribuisce alla diminuzione del rischio di sviluppare un tumore.

Il butirrato è efficace non solo per la prevenzione, ma anche come agente complementare nella terapia tumorale. Molti modelli preclinici ne hanno dimostrato la capacità di potenziare l'efficacia di chemio e radioterapia.

Il butirrato, per esempio, sensibilizza le cellule tumorali al 5-fluorouracile e all'irinotecan, due agenti chemioterapici molto utilizzati, riducendo al contempo la mucosite dovuta alla hemioterapia. Si tratta di risultati ottenuti per la proprietà del butirrato di regolare le risposte immunitarie, rafforzare l'integrità della barriera intestinale e sopprimere i processi infiammatori.

Il ruolo del butirrato nella lotta contro i disturbi metabolici

I disturbi metabolici, come il diabete di tipo 2, l'obesità e la sindrome metabolica, modificano il modo in cui il corpo elabora lo zucchero (glucosio) e gestisce l'energia, portando a gravi problemi di salute come malattie cardiache, ictus  e patologie renali.  La base di queste condizioni è l'insulino-resistenza, che porta le cellule a non rispondere correttamente all'insulina, l'ormone responsabile del regolamento dei livelli di zucchero nel sangue. I livelli di zucchero nel sangue, quindi, si alzano e con il tempo diversi organi vengono danneggiati.

Secondo gli studi, il butirrato migliora la risposta del corpo all'insulina e regola la glicemia attivando le vie metaboliche coinvolte nel metabolismo energetico e nella funzione mitocondriale. Il butirrato potenzia l'attività di regolatori chiave come AMPK e PPAR e quindi migliora l'elaborazione del glucosio e l'equilibrio energetico cellulare. Inoltre, supporta le cellule β del pancreas, essenziali per la produzione di insulina.

Il butirrato influenza anche gli ormoni di origine intestinale con un ruolo significativo nella regolazione dell'appetito e del metabolismo del glucosio, aumentando la secrezione di ormoni come il peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) e il peptide YY (PYY). Potenzia, inoltre, il rilascio di insulina, sopprime il glucagone e favorisce il senso di sazietà. Significa migliorare il controllo del livello di zucchero nel sangue e ridurre l'appetito, due fattori importanti per la gestione dei disturbi metabolici.

L'infiammazione cronica associata a disturbi metabolici aggrava l'insulino-resistenza, oltre alla disfunzione del metabolismo del glucosio. Il butirrato contrasta questo problema e, grazie all'inibizione di HDAC e NF-κB, riduce l'infiammazione creando un ambiente più sano nel quale le cellule riescono a rispondere positivamente all'insulina. In più agevola il dispendio energetico migliorando l'ossidazione dei grassi e la termogenesi nel tessuto adiposo bruno: un ulteriore contributo al miglioramento della salute metabolica.

Ulteriori studi su modelli animali hanno provato la capacità del butirrato di migliorare la sensibilità all'insulina, regolare il peso corporeo e ridurre l'infiammazione. Ad esempio, nei topi che seguivano una dieta ricca di grassi, integrare il butirrato ha migliorato in modo significativo il metabolismo del glucosio e impedito l'aumento di peso.

Capire l'influenza del butirrato sulle malattie neurodegenerative

Le malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, sono tra le patologie più difficili da gestire per la natura progressiva e l'impatto devastante sulla funzionalità cognitiva e motoria. Sono caratterizzate da perdita neuronale, infiammazione cronica, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e alterazione della plasticità sinaptica.

Gli studi sulle proprietà terapeutiche del butirrato offrono possibilità promettenti per affrontare questi meccanismi multifattoriali. Dalle ricerche è emerso che il butirrato modula le citochine proinfiammatorie come il TNF-α e l'IL-1β, elevate nelle malattie neurodegenerative. Si contrasta così la neuroinfiammazione cronica, determinante nel danno neuronale e nella disfunzione sinaptica.

Attraverso studi sugli animali è stata provata la capacità del butirrato di attenuare l'infiammazione nella corteccia cerebrale e nelle regioni sinaptiche, contribuendo a migliorare la salute neuronale. La sua funzione di inibitore dell'HDAC ne potenzia ulteriormente il ruolo neuroprotettivo.

Il butirrato promuove l'acetilazione degli istoni e regola positivamente i geni vitali per la sopravvivenza, la riparazione e la plasticità neuronale, compresi quelli coinvolti nella produzione del fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF). Il BDNF è fondamentale per mantenere la salute sinaptica e la neurogenesi, entrambi processi che vengono compromessi nelle malattie neurodegenerative.

Nei modelli sperimentali condotti sulla malattia di Alzheimer, è emerso che il butirrato allieva i deficit cognitivi riducendo la deposizione di placche di beta-amiloide e migliorando la plasticità sinaptica. Allo stesso modo, nei modelli test sul Parkinson, il butirrato ha dimostrato effetti neuroprotettivi in quanto ha ridotto la perdita di neuroni dopaminergici e i deficit motori.

È possibile che si tratti di effetti dovuti alle proprietà del butirrato di regolare il microbiota intestinale, in quanto la disbiosi è sempre più riconosciuta come un fattore nella patogenesi delle malattie neurodegenerative. Il butirrato promuove la crescita di batteri benefici e aumenta la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) endogeni, rafforza l'integrità dell'asse intestino-cervello, che ha un ruolo vitale nella neuroprotezione.

Il ruolo fondamentale del butirrato nella salute intestinale e nella funzione immunitaria

Oltre alle specifiche patologie sopra menzionate, il butirrato ha un ruolo fondamentale sulla salute complessiva dell'intestino e per la funzione immunitaria. Il tuo intestino ospita dal 70% all'80% del sistema immunitario, e rappresenta il centro nevralgico per l'attività immunitaria. Per mantenere queste percentuali del sistema immunitario nell'intestino, è necessario un microbioma equilibrato, una barriera intestinale intatta e un'efficace comunicazione immunitaria.

Il butirrato è fondamentale in questo equilibrio, agisce sia come fonte di energia che come molecola segnale di collegamento tra l'ambiente intestinale e la funzione immunitaria. Le cellule T regolatorie (Treg) sono indispensabili per la tolleranza immunitaria, l'iperattivazione del sistema immunitario e la prevenzione dall'infiammazione cronica.

Il butirrato potenzia la funzione delle cellule Treg perché incentiva l'espressione di FOXP3, un fattore di trascrizione stabilizzante per le cellule. Questo meccanismo contribuisce a mantenere una risposta immunitaria equilibrata, riducendo la probabilità di malattie autoimmuni e problematiche infiammatorie.

Il butirrato, inoltre, rafforza il tessuto linfoide associato all'intestino (GALT) aumentando la produzione di immunoglobulina A (IgA), un anticorpo mucosale che forma una barriera protettiva sulla mucosa intestinale. Il GALT ha un ruolo fondamentale per l'immunità intestinale: tiene sotto controllo il contenuto dell'intestino e determina risposte appropriate nei patogeni, tollerando allo stesso tempo i batteri benefici.

Il butirrato è una molecola di segnazione, per cui facilita la comunicazione tra il microbiota intestinale e le cellule immunitarie. Supporta, inoltre, lo sviluppo di ceppi batterici benefici come Faecalibacterium prausnitzii e Roseburia, che contribuiscono ulteriormente allo sviluppo di un microbioma sano e a un sistema immunitario efficiente. Una relazione simbiotica che riduce la presenza di batteri nocivi e minimizza le risposte immunitarie non necessarie, prevenendo danni ai tessuti causati dall'eccessiva infiammazione.

Un altro pilastro fondamentale della salute immunitaria è la barriera intestinale, che impedisce la traslocazione di agenti patogeni, antigeni e tossine nel flusso sanguigno. Il butirrato rinforza la barriera aumentando l'espressione delle proteine ​​delle giunzioni strette, come la claudina e l'occludina, che sigillano gli spazi tra le cellule intestinali.

Gli effetti immunomodulatori del butirrato vanno anche oltre l'intestino. Regola finemente l'attività dei macrofagi e delle cellule dendritiche per ottenere un equilibrio tra attivazione immunitaria e  tolleranza. Una regolazione particolarmente importante per prevenire reazioni eccessive davanti a stimoli innocui, come proteine ​​alimentari o i batteri commensali, che possono portare ad allergie alimentari o malattie autoimmuni.

Come aumentare l'assunzione di fibre per incrementare la produzione di butirrato

Assumere più fibre è fondamentale per favorire la produzione di butirrato. Devi però già avere un microbioma intestinale equilibrato e funzionale. Purtroppo, attualmente la salute intestinale nella maggioranza delle persone è compromessa, a causa dell'esposizione a tossine metaboliche, alimenti trasformati e altre tossine ambientali. In questi casi, consumare grandi quantità di fibre fa più male che bene.

Una sfida complessa: la fibre sono generalmente considerate essenziali per la salute intestinale, dal momento che la fermentazione da parte di batteri benefici produce acidi grassi a catena corta (SCFA) necessari per portare energia cellulare nel colon, per l'integrità della barriera intestinale e per il mantenimento di un ambiente a basso contenuto di ossigeno.

In un microbioma squilibrato, però, questo processo viene dirottato da batteri nocivi. Quando questi batteri proliferano, fermentano le fibre in modi che aumentano la produzione di endotossine, perpetuando danni intestinali e disfunzioni metaboliche. La chiave per sfruttare i benefici delle fibre evitando le relative problematiche sta, quindi, nel ripristinare un sano equilibrio nel microbiota intestinale.

Per guarire l'intestino si deve partire creando l'ambiente ottimale a basso contenuto di ossigeno di cui i batteri benefici, intolleranti all'ossigeno, hanno bisogno per prosperare. Aumentare i livelli di anidride carbonica nell'intestino è essenziale e si ottiene incrementando l'assunzione di carboidrati, meglio se facilmente digeribili.